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Città spugna: l’urbanistica sostenibile per convivere con le alluvioni

Città concepite come un sistema dinamico, che permette di drenare e riutilizzare l’acqua nel modo più naturale possibile, attraverso un’urbanistica che integri sistemi ingegneristici sofisticati e biocompatibili al suo interno, per garantire una protezione duratura contro le sempre più frequenti alluvioni, oltre al massimo riutilizzo di una risorsa vitale. È questa la base ideologica da cui prende avvio la visione che sta dietro alle cosiddette “città spugna”. Teorizzato in Cina questo modello nasce come programma nazionale e da allora ha suscitato l’interesse di numerosi gruppi di studio in tutto il mondo. L’idea parte con un obiettivo preciso: trasformare le città in sistemi che possano assorbire, trattenere e riutilizzare l’acqua piovana in modo efficiente e sicuro. Invece di convogliare tutto nei tombini, l’acqua viene gestita attraverso un mosaico di parchi allagabili, tetti verdi, pavimentazioni drenanti e bacini di raccolta. Un progettazione che permette alle città di comportarsi come una vera e propria spugna naturale.

Le città sono sempre più vulnerabili alle alluvioni

Le immagini di città devastate da immensi quantitativi di acqua che precipitano dal cielo in poche ore, se non minuti, sono sempre più comuni. Strade sconquassate, tombini che rigurgitano stracolmi di acqua piovana, cantine allagate, parchi sommersi e danni da capogiro a strutture civili e commerciali. In prima analisi è corretto pensare che le alluvioni ci siano sempre state, ma i dati evidenziano come il loro impatto, la loro frequenza e la violenza stiano crescendo negli ultimi anni, a braccetto col cambiamento climatico.

A dimostrare una diretta correlazione tra aumento delle temperature e aumento delle precipitazioni a carattere alluvionale intenso ci sono molti studi scientifici come quello di Hettiarachchi, Wasko & Sharma (2018) dal quale emerge come i modelli aggiornati (Intensity-Duration-Frequency, IDF) mostrino aumenti in eventi estremi che non sarebbero stati previsti senza l’aumento delle temperature, imputando, quindi, all’attività umana parte della responsabilità degli effetti peggiori delle piogge intense. Per comprendere ancora più a fondo la maggiore gravità dei fenomeni alluvionali degli ultimi decenni è importante dare anche uno sguardo all’interno delle nostre città: la superficie densamente urbanizzata sta crescendo quasi ovunque e, senza le dovute precauzioni urbanistiche, il cemento delle città in espansione accresce gli effetti negativi delle alluvioni, funzionando da vera e propria trappola.

La situazione italiana

In paesi come l’Italia poi, esposti da sempre ad un elevato rischio idrogeologico, per conformazione morfologica del territorio, il quadro diventa ancor più critico: tra il 2013 e il 2020 il Bel paese ha subito danni da alluvioni e frane per 22,6 miliardi di euro, pari ad una media di 2,8 miliardi l’anno. Secondo Greenpeace, il 93,9% dei comuni presenta aree a rischio idrogeologico, circa 6,8 milioni di persone vivono in zone minacciate dalle alluvioni e 1,3 milioni in aree a rischio frane, con una situazione aggravata dal cambiamento climatico e dall’aumento degli eventi meteorologici estremi.

In un contesto naturalmente così precario dal punto di vista idrogeologico, le nostre città sono ancor più esposte al rischio crescente di un clima che cambia velocemente e che mette a dura prova i centri urbani vetusti, spesso incapaci di gestire importanti precipitazioni di acqua piovana. Per questo motivo sono stati pensati nuovi modelli urbanistici che non vedano più l’acqua come una risorsa esterna, da stoccare in vasche di cemento o da far fluire in un sistema di tubi spesso non all’altezza dei volumi da gestire, ma come un elemento naturale che entra in un sistema cittadino circolare e strutturato per assorbire l’acqua piovana e riutilizzarla in vari scopi. Nascono così le città spugna.

I benefici delle città spugna

Le ricerche scientifiche indicano che una città spugna ben progettata può ridurre fino al 70% il deflusso superficiale dopo un temporale intenso. Ma i vantaggi non si fermano qui:

  • miglioramento della qualità dell’aria,
  • riduzione dell’effetto isola di calore,
  • aumento di spazi verdi per la comunità.

In altre parole, una città spugna non è solo più sicura contro le alluvioni, ma anche più sana e vivibile. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che interventi di urbanistica sostenibile riducono l’esposizione a contaminanti, favoriscono l’attività fisica e migliorano il benessere psicologico. Non si tratta quindi solo di abbattere i rischi idraulici, ma di creare un ecosistema urbano più sano e inclusivo.

Gli elementi chiave di una città “spugna”

Quali sono gli elementi architettonici e urbanistici che caratterizzano una città spugna? Alla base dell’ideazione degli spazi delle città spugna ci sono una moltitudine di soluzioni tecniche e progettuali che, integrate tra loro, ripristinano la capacità naturale del territorio di trattenere e gestire l’acqua. Uno degli interventi più diffusi riguarda le pavimentazioni permeabili: al posto dell’asfalto tradizionale, che fa scorrere rapidamente l’acqua verso le fognature, si utilizzano materiali porosi o sistemi a griglia riempiti di ghiaia ed erba. In questo modo l’acqua piovana riesce a infiltrarsi nel terreno, riducendo il deflusso e contribuendo alla ricarica delle falde.

Un ruolo centrale lo giocano anche i tetti verdi e i giardini pensili, vere e proprie coperture vegetali stratificate che trattengono una parte consistente della pioggia. L’acqua accumulata evapora gradualmente o viene utilizzata dalle piante, riducendo così la quantità che finisce in strada. Oltre a questo, se utilizzati su larga scala, questi accorgimenti green contribuiscono a mitigare l’effetto isola di calore, abbassando le temperature di interi quartieri e migliorandone anche la qualità dell’aria. Anche gli spazi pubblici svolgono un ruolo ausiliario, ma fondamentale, nella città spugna: essi vengono ripensati in ottica multifunzionale, diventando, quando necessario, bacini strategici che convogliano l’acqua durante un’alluvione. I parchi e le piazze allagabili in condizioni normali sono aree verdi e ricreative, ma durante i temporali più intensi diventano bacini temporanei che raccolgono l’acqua in eccesso, evitando che essa raggiunga zone non attrezzate e che dunque verrebbero gravemente danneggiate. È un modo intelligente per prevenire gli allagamenti improvvisi, senza rinunciare alla fruibilità quotidiana degli spazi.

Si aggiungono, poi, al sistema le zone umide artificiali, lagune urbane progettate per imitare il funzionamento degli ecosistemi naturali. Qui l’acqua di ruscellamento viene trattenuta, depurata da sedimenti ed inquinanti e rilasciata più pulita. Si ottiene così un duplice beneficio: riduzione del rischio idraulico e aumento della biodiversità urbana.

Nelle aree più esposte, le città spugna integrano anche laghi urbani e bacini di laminazione invasi che immagazzinano grandi volumi d’acqua nei momenti di piena, rilasciandoli con portate controllate. Spesso questi bacini diventano parchi o zone paesaggistiche, con un valore sociale oltre che funzionale. Infine, i canali e i corridoi ecologici completano la rete idrica urbana, seguendo le forme naturali del terreno, convogliando l’acqua verso aree sicure e collegando al tempo stesso parchi, spazi verdi e vie di ventilazione naturale.

Un cambio di paradigma per l’urbanistica del futuro

Insieme, questi interventi restituiscono alla città la capacità di comportarsi come un suolo naturale, facendo assorbire lentamente l’acqua, rallentandone il deflusso, depurandola e restituendola all’ambiente in modo controllato e senza sprechi. Non più un nemico da arginare, dunque, ma una risorsa da gestire in simbiosi con la vita urbana, donando inoltre alla città un volto più verde e nuovi spazi salubri dove condividere la socialità.

È da notare, in conclusione, che studi più recenti dimostrano che la combinazione delle infrastrutture green che caratterizzano la città spugna funzionano molto bene con piogge moderatamente intense, ma hanno limiti davanti ad eventi davvero estremi. Per questo si parla sempre più di un approccio ibrido, un mix tra zone verdi e interventi di ingegneria idraulica, come nel caso dei parchi e delle zone umide artificiali affiancati a vasche sotterranee e a sistemi di pompaggio. L’esperienza di città come Guiyang, in Cina, dimostra che oltre alla tecnologia servano piani urbanistici integrati e regole di governance chiare.

Per decenni il cemento ha reso le città impermeabili, aumentando la vulnerabilità agli eventi estremi. Le città spugna segnano un cambio di paradigma: dall’urbanistica che combatte l’acqua a quella che la accoglie. Una sfida tecnica ma anche culturale e di benessere. Se vogliamo città più sicure, resilienti e sostenibili, dobbiamo imparare a progettarle con uno sguardo ben puntato sulle regole di madre natura.

 

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