Blog

Come calcolare il carbonio incorporato di un edificio

Un capitolato può indicare materiali ad alte prestazioni energetiche e un edificio può consumare poco durante la fase d’uso, ma se calcestruzzo, acciaio, isolanti, serramenti e finiture vengono scelti senza una lettura del loro ciclo di vita, una quota rilevante dell’impatto climatico può restare fuori dal progetto.

Capire come calcolare il carbonio incorporato di un edificio permette di rendere visibili queste emissioni, confrontare alternative progettuali e dialogare con imprese e fornitori su dati verificabili, non su dichiarazioni generiche.

Per studi, progettisti e imprese, il punto non è trasformare ogni scelta in un esercizio burocratico. È individuare dove si concentrano gli impatti, intervenire quando il progetto è ancora modificabile e costruire una base tecnica credibile per gare, CAM, obiettivi ambientali e richieste della committenza.

Che cos’è il carbonio incorporato di un edificio

Il carbonio incorporato, spesso definito anche embodied carbon, indica le emissioni di gas serra associate ai materiali, ai prodotti, ai processi e alle attività necessarie per realizzare, mantenere, trasformare e dismettere un edificio, in funzione dei confini e del periodo di riferimento scelti per la valutazione.

Si esprime normalmente in kgCO₂e, cioè chilogrammi di anidride carbonica equivalente, la misura non coincide con i consumi energetici in esercizio. Questi ultimi riguardano, tra le altre cose, riscaldamento, raffrescamento, ventilazione, illuminazione e apparecchiature durante la vita utile dell’edificio. Il carbonio incorporato riguarda invece le emissioni associate ai prodotti e ai processi lungo il ciclo di vita dell’opera.

Per valutare queste emissioni a scala edificio, il riferimento europeo oggi è la EN 15978:2026, Sustainability of construction works – Assessment of environmental performance of buildings – Requirements and guidance. La norma si basa sulla metodologia LCA e considera l’intero ciclo di vita dell’edificio e del sito.

La struttura comprende:

A1-A3: produzione dei prodotti da costruzione, dalla fornitura delle materie prime alla produzione; A4-A5: trasporto in cantiere e processi di costruzione e installazione; B1-B8: fase d’uso, comprendendo uso, manutenzione, riparazioni, sostituzioni, ristrutturazioni, energia, acqua e, nella nuova norma, ulteriori attività legate all’uso dell’edificio; C1-C4: fine vita, dalla decostruzione o demolizione fino al trattamento e allo smaltimento; D: benefici e carichi oltre i confini del sistema, riportati separatamente.

La EN 15978:2026 mantiene quindi l’approccio modulare già utilizzato nella precedente EN 15978:2011, ma aggiorna il quadro metodologico e amplia alcuni aspetti della valutazione.

Per una prima valutazione progettuale è spesso utile concentrarsi sull’upfront carbon, cioè sulle emissioni associate ai moduli A1-A5. È il carbonio generato dalla produzione dei materiali e dalla loro messa in opera prima dell’utilizzo dell’edificio.

Questo dato non sostituisce una valutazione dell’intero ciclo di vita: se due soluzioni hanno durabilità o frequenze di sostituzione molto diverse, per esempio, è necessario considerare anche i moduli della fase d’uso.

Per una riqualificazione, inoltre, l’analisi può aiutare a confrontare con maggiore consapevolezza demolizione e sostituzione rispetto a riuso, riparazione, conservazione e trasformazione dell’esistente.

Come calcolare il carbonio incorporato di un edificio: metodo operativo

Il calcolo è una LCA – Life Cycle Assessment applicata all’edificio. Le ISO 14040:2006 e ISO 14044:2006 definiscono il quadro generale per impostare una LCA, dalla definizione di obiettivi e confini fino all’inventario, alla valutazione degli impatti e all’interpretazione dei risultati.

Per gli edifici, la EN 15978:2026 integra questo approccio con regole specifiche per la valutazione a scala edificio e con l’utilizzo di dati provenienti da EPD, dati generici e altre informazioni coerenti con il progetto.

Un risultato affidabile dipende soprattutto da quattro elementi: confini chiari, quantità corrette, dati emissivi coerenti e ipotesi documentate.

1.Definire obiettivo, unità funzionale e confini

Prima di esportare quantità dal BIM o misurare le voci di computo, occorre stabilire cosa si vuole decidere.

Si sta confrontando una facciata ventilata con una soluzione intonacata? Si vuole stimare l’impatto A1-A5 di una nuova costruzione? Oppure valutare il ciclo di vita completo su un determinato periodo di riferimento?

La nuova EN 15978:2026 pone particolare attenzione alla definizione dell’equivalente funzionale e del periodo di riferimento della valutazione. Questo è fondamentale per evitare confronti tra soluzioni che svolgono funzioni diverse.

L’unità di confronto deve essere quindi esplicita. Per un edificio possono essere utilizzati valori complessivi in kgCO₂e e indicatori rapportati a una superficie dichiarata, come kgCO₂e/m². Per un elemento tecnico può essere invece più corretto utilizzare kgCO₂e/m² di parete, copertura o serramento, purché le soluzioni confrontate offrano la stessa funzione e prestazione richiesta.

Il perimetro dipende dall’obiettivo: un’analisi A1-A3 può essere utile nelle prime fasi per orientare le scelte sui materiali, un’analisi A1-A5 aggiunge trasporto e costruzione. Se il confronto riguarda materiali con durabilità o frequenze di sostituzione differenti, occorre estendere l’analisi ai moduli pertinenti della fase d’uso.

2. Costruire l’inventario dei materiali

L’inventario raccoglie le quantità effettive del progetto: m³ di calcestruzzo, tonnellate di acciaio, m² o kg di isolante, serramenti, cartongesso, pavimentazioni, membrane, controsoffitti, impianti e altri componenti rilevanti.

Il computo metrico rappresenta una buona base, ma deve essere verificato. Le voci aggregate o le unità commerciali non sempre coincidono con l’unità dichiarata nell’EPD o nel database utilizzato.

Per rendere il calcolo ripetibile, è utile conservare per ogni voce:

descrizione tecnica; unità di misura; quantità; densità, quando necessaria per le conversioni; produttore o famiglia di prodotto; fonte del dato emissivo; moduli del ciclo di vita considerati; eventuali ipotesi e fattori di conversione.

Anche gli sfridi devono essere gestiti in modo trasparente. Se sono già compresi nella quantità acquistata o nel dato utilizzato, non devono essere aggiunti una seconda volta.

Nelle prime stime è ragionevole concentrarsi sulle masse e sui componenti maggiormente incidenti: struttura, fondazioni, involucro, copertura e principali finiture. Il criterio, però, non dovrebbe essere soltanto il peso: conta la combinazione tra quantità, fattore emissivo e durata della soluzione.

3. Selezionare dati ambientali comparabili

Quando disponibile, il dato preferibile è una EPD – Environmental Product Declaration riferita al prodotto effettivamente previsto.

Le EPD dei prodotti da costruzione seguono le regole della EN 15804:2012+A2:2019, attualmente in vigore, che definisce le regole comuni per le dichiarazioni ambientali di prodotto nel settore delle costruzioni, la norma stabilisce quali informazioni dichiarare, come strutturare gli indicatori e come trattare le diverse fasi del ciclo di vita.

Quando l’EPD del prodotto specifico non è disponibile, è possibile utilizzare database LCA e dati generici riconosciuti, dichiarando però il livello di approssimazion, il punto fondamentale è la comparabilità. Non è corretto confrontare un dato A1-A3 specifico con un valore generico che comprende anche trasporto, posa e fine vita senza riallineare i confini.

Allo stesso modo, dichiarare che un materiale contiene una determinata percentuale di riciclato non significa automaticamente che abbia un minore impatto climatico, occorre quindi considerare il metodo di produzione, il mix energetico, i trasporti, i processi di riciclo e gli scenari considerati nell’EPD.

4.Applicare i dati e calcolare A4-A5

La logica di base è semplice:

Carbonio incorporato = Σ (quantità × fattore emissivo) + trasporti + processi di costruzione

Per A1-A3, la quantità di ciascun prodotto viene moltiplicata per il relativo indicatore di potenziale di riscaldamento globale, espresso in kgCO₂e secondo le regole e l’unità dichiarata dalla fonte.

Per A4 entrano in gioco il trasporto dei prodotti verso il cantiere, considerando quantità trasportata, distanza, modalità di trasporto e relativi fattori emissivi.

Per A5 si considerano i processi di costruzione e installazione, compresi, quando pertinenti, consumi energetici, materiali ausiliari, lavorazioni e gestione degli scarti.

Quando i dati di progetto non sono ancora disponibili, è possibile utilizzare scenari o ipotesi documentate, l’importante è distinguere chiaramente tra dato misurato, dato dichiarato dal produttore, dato generico e stima progettuale.

Un foglio di calcolo ben strutturato è sufficiente per molte valutazioni preliminari. Nei progetti più complessi, strumenti LCA collegati al BIM possono ridurre il lavoro necessario per aggiornare l’analisi quando cambiano quantità, stratigrafie o prodotti.

Lo strumento, però, non corregge dati incoerenti: il controllo tecnico e la coerenza delle ipotesi restano fondamentali.

Un esempio numerico trasparente

Immaginiamo un intervento di 1.000 m² di superficie di riferimento.

I dati seguenti sono puramente illustrativi e non sostituiscono EPD o dati specifici dei prodotti selezionati.

La struttura e le fondazioni impiegano 120 m³ di calcestruzzo con un fattore emissivo ipotetico di 280 kgCO₂e/m³:

120 × 280 = 33.600 kgCO₂e

Dodici tonnellate di acciaio, con un fattore ipotetico di 1.400 kgCO₂e/t, aggiungono:

12 × 1.400 = 16.800 kgCO₂e

Per involucro e chiusure, ipotizziamo:

450 m² di isolamento × 4 kgCO₂e/m² = 1.800 kgCO₂e 140 m² di serramenti × 75 kgCO₂e/m² = 10.500 kgCO₂e

I quattro gruppi considerati generano quindi:

33.600 + 16.800 + 1.800 + 10.500 = 62.700 kgCO₂e

Se, sempre nell’esempio, la stima del trasporto A4 è di 4.200 kgCO₂e e quella dei processi di cantiere A5 è di 5.600 kgCO₂e, il totale A1-A5 diventa:

62.700 + 4.200 + 5.600 = 72.500 kgCO₂e

Rapportato ai 1.000 m² di superficie di riferimento:

72,5 kgCO₂e/m²

Il valore non è un benchmark universale e non dovrebbe essere utilizzato per classificare altri edifici. Dipende dall’inventario considerato, dalle soluzioni strutturali, dai prodotti utilizzati, dalle distanze, dalle ipotesi di cantiere e dalla qualità dei dati.

Il suo valore è soprattutto decisionale: in questo esempio, struttura e serramenti rappresentano le voci sulle quali potrebbe avere senso concentrare per prime il confronto tra alternative.

Errori che rendono il calcolo poco credibile

Il primo errore è sommare dati con unità o confini incompatibili.

Un’EPD espressa per metro quadrato di prodotto non può essere applicata direttamente a un volume senza conoscere la relazione tra le due grandezze.

Il secondo è confrontare prodotti con prestazioni funzionali differenti: un isolante, per esempio, dovrebbe essere confrontato rispetto alla funzione richiesta e non semplicemente a parità di superficie.

Un terzo errore è ignorare la durata e la frequenza di sostituzione, una soluzione con un impatto iniziale inferiore potrebbe richiedere più sostituzioni durante il periodo di riferimento e modificare il risultato complessivo.

Un altro punto delicato riguarda il modulo D, che tratta benefici e carichi oltre i confini del sistema. Questi risultati devono essere riportati separatamente e non utilizzati in modo improprio per ridurre direttamente il totale dei moduli A-C.

Infine, bisogna evitare di presentare come dato certo ciò che è in realtà uno scenario. Trasporti, sfridi, consumi di cantiere, durata e fine vita sono spesso basati su ipotesi: documentarle rende il risultato più credibile, non meno.

Dal dato alla scelta progettuale

Calcolare il carbonio incorporato non significa selezionare automaticamente il materiale con il numero più basso.

Durabilità, sicurezza al fuoco, prestazioni acustiche, manutenzione, disponibilità, tempi di cantiere, compatibilità con l’esistente e prestazioni energetiche restano vincoli reali del progetto.

La scelta efficace nasce dal confronto tra soluzioni che svolgono la stessa funzione e dalla verifica delle prestazioni attraverso dati tecnici e ambientali coerenti.

Il carbonio incorporato diventa così un linguaggio comune di filiera.

Chiedere EPD aggiornate, verificare le ipotesi di posa, confrontare correttamente i confini del sistema e coinvolgere i fornitori già nelle fasi iniziali permette di trasformare un tema ambientale in uno strumento concreto di progettazione.

Questo approccio è particolarmente rilevante anche nei processi di gara e nell’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, il cui quadro normativo italiano è stato aggiornato nel 2025.

Il carbonio incorporato non è quindi soltanto un numero da inserire in un report. È un dato che può aiutare a capire dove intervenire, quando intervenire e quali alternative mettere realmente a confronto.

Nella Community OASI, questo confronto può trasformarsi in soluzioni applicabili: materiali tracciabili, tecnologie confrontabili e relazioni professionali che portano il dato dal foglio di calcolo al cantiere.

Facebook
LinkedIn
WhatsApp