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Rigenerazione urbana, non solo estetica: i cittadini tornano al centro delle città

Sul vocabolario, alla voce rigenerazione, nella sua accezione sociale, troviamo “rinascita, rinnovamento radicale, redenzione che si attua in una collettività”. Proprio nella collettività risiede il concetto chiave anche della rigenerazione urbana: il miglioramento della qualità di vita di chi vive interi quartieri e città è al centro del processo innovativo, anche se spesso confondiamo la sua natura con qualcosa di molto più superficiale.

Si pensa possa bastare qualche facciata tinteggiata, nuove panchine, qualche opera d’arte pubblica, il rifacimento di qualche strada e magari una zona pedonale. Rigenerare una città, o parte di essa, è in verità un processo ben più ampio ed olistico, che va ben oltre l’estetica e il lifting edilizio e che punta a ridefinire le relazioni tra spazi, funzioni, persone e futuro.

Multidimensionalità e approccio integrato

La rigenerazione urbana oggi si articola su una serie di principi fondamentali che devono produrre effetti duraturi, inclusivi e sostenibili, per restituire un valore tangibile sulla qualità della vita di coloro che abitano quegli spazi nella quotidianità. Innanzitutto alla base c’è la multidimensionalità degli interventi: non basta restaurare edifici o riqualificare piazze, è necessario intervenire anche su ambiente, economia, cultura, infrastrutture e tessuto sociale, ambiti che tra loro sono legati a doppio filo. Un approccio integrato che tiene insieme sostenibilità ambientale, inclusione sociale, innovazione progettuale e, soprattutto, fruizione attiva e partecipazione delle comunità locali dove a diventare protagonista del processo non è più solo cosa o come si costruisce, ma per chi.

Il cittadino al centro

Uno dei principali driver dei processi della rigenerazione urbana è la partecipazione attiva e la governance locale. Nell’articolo Emerging strategies for regeneration of historic urban sites, Pulles et al. (2023) individuano la “user participation” come uno dei cinque criteri principali delle strategie rigenerative. Il cittadino, dunque, non è un fruitore semplice del rinnovamento ma uno dei punti di partenza su cui ogni progetto viene concepito.

Sostenibilità, non solo ecologica

Oggi, per poter parlare di rigenerazione urbana, non è più possibile prescindere dalle sfide ambientali. La rigenerazione deve, infatti, essere anche ecologica, ovvero capace di ridurre l’impronta carbonica, di promuovere il riuso e la circolarità dei materiali, di aumentare la resilienza climatica. Non basta demolire e ricostruire: è necessario recuperare, adattare, connettere. Tuttavia sarebbe un errore fermarsi alla sola sostenibilità ambientale. I nuovi quartieri dovranno andare incontro a tutte le esigenze di chi li abita: la sfera ecologica, per quanto fondamentale, dunque, non può essere considerata il punto di arrivo. È di centrale importanza che nella rigenerazione urbana sia inclusa la sostenibilità sociale, ovvero una progettazione che sia attenta alla riduzione delle disuguaglianze territoriali volta a favorire la coesione comunitaria, attraverso spazi pubblici inclusivi, servizi accessibili e politiche che evitino fenomeni di esclusione. Non di secondaria importanza è poi la sostenibilità economica: i progetti sostenibili a lungo termine e duraturi nel tessuto urbano, devono stimolare lo sviluppo locale, creare valore e opportunità di lavoro, rafforzando le economie urbane e di prossimità, integrando le esigenze di crescita con quelle di equità e stabilità a lungo termine.

Social Housing: rigenerare è aprire le porte

Rigenerare come abbiamo visto, non è solo ricostruire, ma ripensare il modo in cui viviamo le nostre città. L’accessibilità ai nuovi quartieri è dunque fondamentale per evitare che si tratti di un mero processo di gentrificazione. Per questo il social housing rappresenta una leva decisiva della rigenerazione: non si tratta solo di offrire alloggi a canoni calmierati, ma di promuovere inclusione sociale, e servizi condivisi che rafforzino la comunità. In molti programmi europei il social housing è stato strumento per contrastare l’esclusione delle fasce più fragili della popolazione, promuovendo la mixité urbana e i benefici che ne derivano. Escludere fasce di popolazione da zone cruciali della città rallenta i processi di coesione sociale e porta a tensioni interne e aumento della criminalità nelle zone ghettizzate. In città italiane come Milano o Torino il social housing è stato integrato nei progetti di recupero per attrarre nuovi abitanti, migliorare l’accessibilità abitativa e dare nuova vita a quartieri popolari degradati.

Intersezionalità, inclusione e partecipazione

In contesti residenziali obsoleti o in quartieri periferici la rigenerazione efficace parte dal riconoscimento delle fragilità esistenti e delle potenzialità latenti. Intervenire significa allora attivare percorsi di apprendimento sociale che valorizzino la conoscenza del territorio da parte degli abitanti, costruendo soluzioni condivise e servendosi del concetto chiave rappresentato dall’intersezionalità. Una città rigenerata è una città capace di rispondere ai bisogni di chi la abita in modo differenziato, rispettando le disuguaglianze di genere, le età, le disabilità o le origini culturali. Anche per questo, il ruolo della progettazione partecipata non è un dettaglio, ma il cuore stesso del processo. Non si tratta solo di “consultare” i cittadini, ma di includerli nel disegno e nella gestione degli spazi.

La rigenerazione, una nuova visione politica

La rigenerazione urbana, quindi, non deve essere interpretata come una somma di interventi tecnici, estetici o funzionali indipendenti tra loro. Deve essere riconosciuta come una politica di lunga durata basata su micro-interventi coerenti capaci di generare impatti strutturali, di tenere insieme visioni strategiche e azioni concrete, rigore progettuale e apertura all’imprevisto. È un’azione che si sviluppa nel tempo e nello spazio, che coinvolge amministrazioni, tecnici, cittadini, imprese e università. E che impone un cambio di sguardo: dalla città da “sistemare” alla città come organismo vivo, dove i margini non sono più luoghi da risanare, ma spazi in cui sperimentare nuovi modelli di convivenza.

In questo senso, rigenerare significa anche redistribuire opportunità: trasformare i vuoti urbani in spazi pubblici di prossimità, riconnettere territori isolati, promuovere economie locali, riportare in auge quartieri e persone che per troppo tempo sono stati esclusi dai processi decisionali. È, in definitiva, un ripensamento della visione con cui costruire le città in cui viviamo. Non più spazi che ospitano persone, ma spazi costruiti attorno alle esigenze della collettività.

 

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